Unirsi in Italia per unire l’Europa

Non possiamo che accogliere con piacere ed entusiasmo l’appello fatto da +Europa per iniziare a lavorare su quello che sarebbe l’evento storico, prima ancora che politico-economico, più importante del XXI Secolo: la formazione degli Stati Uniti d’Europa. 

L’iniziativa è stata raccolta è rilanciata anche da Italia Viva e Azione, e non possiamo che esserne orgogliosi. Ma a questo appello, deve associarsi non solo il comune intento di avere un’Europa unita, ma anche il desiderio di portare proposte comuni alle elezioni europee di quest’anno. Sicuramente, l’appello di Bonino può essere il primo dei punti cardine, ma non può essere il solo. È necessario che venga stipulato un programma comune e, di conseguenza, una lista unica in grado di dare voce a quell’Italia che crede a Renew Europe. Sembra un tema marginale, ma non lo è affatto se guardiamo alla situazione politica europea. 

Ormai da qualche anno a questa parte, è andato consolidandosi in alcuni Paesi un pericoloso trend nazionalista, che vede nell’Unione Europea la fonte dei propri mali e che pretende che Bruxelles si faccia maggiormente carico delle richieste particolari dei singoli Stati, senza che essi contribuiscano in qualche modo al rafforzamento o, alcune volte, persino al regolare funzionamento dell’UE. 

Guardiamo al caso più emblematico di tutti: l’Ungheria di Orban, che dall’inizio della guerra in Ucraina non fa altro che ostacolare gli aiuti che l’Europa cerca di stanziare per Kiev. Ma, purtroppo per noi, l’Ungheria non è da sola. Se è vero che nel corso del 2023 Polonia e Repubblica Ceca hanno scelto di avvicinarsi a Bruxelles, è anche vero che le destre più oltranziste stanno guadagnando sempre più consenso presso la popolazione: la Slovenia di Fico, per esempio, appoggia convintamente il blocco degli aiuti verso l’Ucraina. E non solo: l’AFD ha per la prima volta raggiunto la CDU in Germania, mentre in Francia pare che Le Pen si stia preparando a fare ritorno, per non parlare della vittoria del partito di Wilders nei Paesi Bassi e della tragicomica scena politica nostrana. 

Guardare cosa accade negli altri Paesi, quando si parla di europee, è fondamentale: come ha ben detto Emma Bonino, non dobbiamo affrontarle come se fossero un censimento nazionale che rifletta chiaramente i rapporti di forza tra i partiti italiani; ci troveremo in un contesto in cui ogni voto ed ogni forza politica andrà a stabilire quale sarà la postura dell’Unione Europea nel prossimo futuro. 

Un futuro non brillante, purtroppo. Già Mario Draghi aveva sottolineato, in un’intervista al Financial Times nel 2023, che “o l’Europa agisce insieme e diventa un’unione più profonda, un’unione capace di esprimere una politica estera e una politica di difesa, oltre a tutte le politiche economiche… oppure […] l’Unione Europea non sopravviverà se non come mercato unico”. E abbiamo ricordato prima quali siano le reali intenzioni dei partiti ora emergenti. Oggi quanto mai, allora, bisogna unirsi per raccogliere la sfida che +Europa oggi e Draghi ieri ci hanno lanciato, riprendendo il sogno di Spinelli e Rossi. 

Le difficoltà non sono solo interne. Non solo dobbiamo affrontare una divisione interna, già di per sé presente per via delle differenze culturali e linguistiche, ma dobbiamo difenderci anche dalle minacce che vengono dal mondo circostante. Questo 2024 non si apre certamente bene sul piano della sicurezza globale. Venti di guerra si alzano dovunque: l’Iran con i vicini Iraq e Pakistan, gli Houthi dallo Yemen, Israele contro Hamas e l’aggravarsi della situazione a Gaza, la guerra civile in Myanmar, le tensioni tra Cina e Taiwan, e poi Venezuela e Guyana, così come Armenia e Azerbaigian o l’Etiopia ed i suoi confinanti, senza tralasciare la situazione ancora bollente tra i Paesi dell’ECOWAS e l’aria che lentamente si appesantisce sempre più nei Balcani. 

Infine, l’invasione russa dell’Ucraina, che ha riportato la guerra sul Vecchio Continente. Ed è proprio questa, che più di tutte le altre, minaccia l’esistenza stessa dell’Europa per come la conosciamo oggi. Putin contava sulla debolezza e sulla divisione delle istituzioni europee, che invece hanno reagito all’aggressione di Mosca e permesso la resistenza di Kiev. Ma uno dei tanti non detti riguarda proprio Bruxelles: non è irrealistico pensare che, senza il supporto degli Stati Uniti, l’Unione Europea sarebbe rimasta attonita e supina davanti all’azione russa. Ed è forse questa una delle più grandi debolezze: la dipendenza dalle politiche statunitensi. Soprattutto in questo 2024, dobbiamo prepararci al pericolo di un’America stanca e chiusa su stessa, visto il rischio concreto di una rielezione di Trump. Ne abbiamo avuto un assaggio appena 4 anni fa, in un mondo tutto sommato più pacifico. Pensare oggi di dipendere da una presidenza ancora più instabile e polarizzata è impossibile. 

Chiariamoci, non si parla di abbandonare l’occidentalismo, di cui anche noi siamo l’incarnazione; si parla, piuttosto, di costruire una via europea alle politiche globali. Volendo fare un parallelismo pop, potremmo affermare che se gli USA “vengono da Marte”, adottando un approccio più muscolare, allora l’Europa unita dovrebbe piuttosto “prendere spunto da Venere”. Tale scelta dovrebbe essere guidata non solo dal rifiuto del militarismo (che non significa abbandonare la propria capacità di difesa, magari collettiva), ma soprattutto dalla presa di consapevolezza della nostra influenza sulle politiche di tutti gli altri paesi: in quanto mercato più importante al mondo, la potenza regolatrice dell’Unione è tale da guidare le scelte di tutti gli altri partner commerciali. E questo senza il bisogno di imporsi con la forza, ma con il solo soft power che le viene attribuito e riconosciuto. 

Un’Europa unita di questo genere, sarebbe un vantaggio per tutte le democrazie: sullo scenario globale arriverebbe una voce certamente più conciliante rispetto a quella degli Stati Uniti, ma non per questo meno forte. Washington potrebbe anzi giovarsi di un alleato di questo calibro, sapendo di poter arrivare al confronto diplomatico con Russia e Cina appoggiata non da tante parole diverse, ma da una sola ed autorevole voce. 

Il progetto di un’Europa federale non è nuovo: se ne iniziò a parlare già dalla nascita della CECA, nei circoli più europeisti, che vedevano nell’unità europea la risposta alle nuove sfide globali. Possiamo dire, senza paura di sbagliare, che tutto il processo di integrazione europea contenga in sé il germe del federalismo. Tantissimi sono i gruppi, i partiti, le associazioni ed i singoli personaggi da tutto il continente che hanno lavorato perché questo obiettivo venga raggiunto. E se il processo di integrazione pare oggi molto lento, se non addirittura fermo, è nostro dovere farci carico di questa impresa e rimboccarci le maniche e lavorare per il suo completamento. 

Ciò non sarà possibile, però, se ci limitiamo ad una raccolta di firme. In Unione Europea sono tante le parti che chiedono di iniziare a muoversi in questo senso, ed in prima fila troviamo proprio Renew Europe. Ma visti i numeri attuali nel nostro Paese, se non verrà formata una lista unica, non saremo in grado di esprimere un solo eurodeputato con RE, indebolendo di conseguenza il progetto federalista, a favore del piano disgregazionista dei vari nazionalismi. Parlare del singolo dato numerico è cinico, ma necessario. Con liste elettorali bloccate al 4%, per nessuno dei partiti del “mai fu” Terzo Polo riuscirà ad essere presente in ambito europeo. Guardando allo scenario politico italiano, unirsi è un dovere nei confronti dell’Europa unita: i partiti che più di tutti pongono fiducia nell’Unione Europea sono proprio i nostri. Sia l’europeismo il collante che porta le forze liberaldemocratiche a discutere di proposte, progetti e programmi comuni, per dimostrare agli altri Stati membri che anche l’Italia vuole fare il suo per arrivare alla federazione. 

LibeRI! fa dell’europeismo uno dei suoi tratti distintivi e non ha mai nascosto il bisogno della costituzione di un’Europa federale. Noi accogliamo e rilanciamo l’appello, affinché la proposta venga accolta ed elaborata dalle forze di Renew Europe in Italia. 

Lavorare insieme, ed unirsi in Italia per unire l’Europa. Questa è la nostra strada. 

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